Lombardia, Milano

10 anni di condanna contro la solidarietà.

Storia infelice di uno sgombero in periferia e di un processo farsa.

Il 25 Giugno 2019 è arrivata una condanna in primo grado a sette compagni per aver partecipato a un picchetto durante lo sgombero di una casa occupata in Viale Famagosta, 4.

Sin dal principio, però, questo processo è stato guastato da un vizio procedurale, per cui la cancelleria del tribunale non ha mai inviato gli atti corretti né al difensore né agli imputati, impedendo così la possibilità di difendersi in dibattimento, né di raccogliere materiale utile.

Infatti la condanna è stata altissima: quasi 10 anni complessivamente, dagli 11 mesi ai 3 anni a testa, senza attenuanti generiche né sospensione condizionale.

Ma cosa è successo quel giorno per cui vengono contestati svariati reati?
Quel giorno, un pugno di funzionari Aler, accompagnati da un esagerato spiegamento di poliziotti in tenuta antisommossa si sono presentati in Viale Famagosta 4, per effettuare il terzo sgombero in un mese ai danni della stessa persona, accanendosi senza vergogna.

Dopo una resistenza all’interno durata ore, la polizia ha sfondato la porta, strattonato il malcapitato e iniziato a buttare fuori le sue cose. L’intenzione di Aler, polizia e dei loro tirapiedi dell’impresa traslochi Decorato era di prendere e portare tutto al loro magazzino a Rosate, a 23 km di distanza, con locali angusti e mansardati e dove la roba viene tenuta e gettata senza riguardo, rotta e anche rubata, come già successo in passato.

Nel frattempo, sul marciapiede fuori del portone si era radunato un picchetto di abitanti del quartiere. I solidali hanno improvvisato una barricata con l’immondizia disposta sul marciapiede in attesa del ritiro dell’Amsa, per impedire che gli effetti personali dello sgomberato venissero portati via, nel suo pieno diritto.

Allora la celere, già schierata con scudi e manganelli in pugno, ha iniziato a calciare e lanciare i sacchi d’immondizia contro le persone presenti al picchetto, facendole cadere e minacciando una carica qualora queste avessero continuato la protesta.
Verso le 12, lo sgombero è terminato ma l’occupante, come è suo diritto, è riuscito a conservare gli effetti personali, solo grazie al picchetto di solidarietà che ha impedito che venissero portati via in modo coatto e contro la sua volontà.

Per questi fatti, che sottolineiamo, non hanno purtroppo evitato lo sgombero, sette persone sono state indagate per vari reati (alcuni per resistenza a pubblico ufficiale, altri il semplice fatto di essere presenti – su un marciapiede – con reati di manifestazione non autorizzata e per aver parlato al megafono) e hanno nominato lo stesso avvocato.

Nel bel mezzo del processo, ci ha fatto sapere poi il difensore, è cambiato il PM.
Una “vecchia conoscenza”, che non si perde uno dei processi contro il nostro Comitato e in generale contro i compagni milanesi, il pubblico ministero Basilone, ha preso in carico l’accusa.

Sono cambiati i capi d’imputazione (tutti, anche chi non era indagato per resistenza, viene accusato nel bel mezzo del processo di resistenza aggravata in concorso) tenta anche di aggiungere un’imputata (sapendo di non poter farlo) che non era nemmeno stata indagata.

Ribadiamo che questo è stato un processo politico, lo conferma quanto è successo: il cambio di PM, il cambio dei capi d’imputazione, le pene altissime.
Al netto delle condanne comminate in primo grado, cosa è cambiato da quel giorno?

• LA CRISI ABITATIVA è aumentata vertiginosamente investendo nuove frange di popolazione cittadina non indigente;

• SFRATTI e SGOMBERI non si sono mai fermati! Nemmeno durante il lockdown, nemmeno con il #BLOCCOSFRATTI. Scopriamo anzi dal Piano Operativo di Azione firmato da ALER, MM, Regione e Prefettura che gli sgomberi sono aumentati;

• MODALITA’ D’ESECUZIONE: Prefettura, Aler e MM giungono finalmente alla concluso che gli sgomberi non risolvono l’emergenza abitativa. Aggiungono anzi: “gli sgomberi radicalizzano forme di autogestione e solidarietà”. Quindi
sostituiscono gli onerosi sgomberi programmati con gli sgomberi in flagranza e
silenziosi violando ed impedendo la procedura amministrativa prevista (una forma di garanzia dell’occupante);

• LA SVENDITA DEL PATRIMONIO RESIDENZIALE PUBBLICO procede a
gonfie vele: gruppi bancari e grandi immobiliari acquistano case popolari a prezzi irrisori nelle aste pubbliche sottraendole a ciò che resta del mercato calmierato.

Nel bel mezzo di una pandemia globale dove s’invita a stare a casa, questa condanna assolve all’unico interesse di chi vuole demolire quanto resta del diritto alla casa: per i fatti di quella giornata 7 persone rischiano 10 anni di carcere per un banale e spontaneo presidio di solidarietà allo sfrattato. Il presidio nulla poteva contro la forza pubblica, armata e stipendiata, se non cercare di difendere gli oggetti personali dal furto e dalla distruzione, vera e propria prassi degli sgomberi. La vera sede del contraddittorio in tema abitare è quella delle politiche sociali non certo i tribunali.

Ci andassero loro a dormire nei dormitori, nelle cantine e nei parchi..
Uniti si vince!

Ci vediamo il 26 Febbraio alle ore 9.00 di fronte al Tribunale di Milano

e il 20 Febbraio alle ore 18.00 alla cena benefit in Baronata (Viale Faenza 12/7)

Aiutaci a sostenere le spese legali!

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Vaccaro Galluzzi Maurizio
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Vaccaro Galluzzi Maurizio

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