Emilia Romagna

Modena. “Violenze al carcere di Sant’Anna, Piscitelli è morto nell’indifferenza”

Il Resto del Carlino, 3 gennaio 2021

L’accusa di cinque detenuti: “Una volta portato ad Ascoli il nostro compagno di cella non fu assistito a dovere”. “Emetteva versi lancinanti: è stato chiesto più volte l’intervento di un medico ma non è stato fatto nulla. Quella mattina la risposta è stata: ‘Fatelo morire’. Verso le 10, 10.20 dopo diversi solleciti furono avvisati gli agenti che Salvatore era nel letto, freddo. Piscitelli era morto. Eppure hanno scritto che è deceduto in ospedale”.

È un esposto da brividi quello firmato e depositato in procura da cinque detenuti presenti alla violenta rivolta dello scorso 8 marzo nel carcere Sant’Anna. Un esposto volto a far luce sul decesso dei detenuti, avvenuto in alcuni casi in carcere e per altri quattro durante il trasferimento in altri penitenziari.

Al centro della denuncia dei detenuti, in particolare, la morte di Salvatore Piscitelli (avvenuta dopo il trasferimento nel carcere di Ascoli), 40 anni che, secondo gli amici carcerati avrebbe perso la vita nell’indifferenza di molti; commissari e agenti di Ascoli ‘sordi’ dinanzi alle richieste di aiuto durate quasi un giorno. I cinque detenuti sono stati sentiti pochi giorni prima di Natale in procura a Modena come persone informate sui fatti ma, come spiega il procuratore Giuseppe di Giorgio, ci sono ancora diversi elementi da approfondire.

“Al momento il fascicolo è aperto per omicidio colposo – spiega Di Giorgio – per ogni detenuto morto è stato aperto un fascicolo; in alcuni casi il reato ipotizzato è morte come conseguenza di altro reato. Al momento è tutto abbastanza fumoso: non ci pronunciamo ma rispetto a quanto è stato scritto negli esposti ed espresso verbalmente davanti ai pm si faranno i necessari approfondimenti”. Unico punto fermo per la procura l’esito dell’esame autoptico effettuato sul corpo di Piscitelli che, come per gli altri decessi, ‘parlerebbe’ di morte conseguente ad un’overdose. Overdose dovuta a quell’ingestione massiccia di metadone dopo che i detenuti, nel corso della rivolta, saccheggiarono la farmacia del Sant’Anna.

Nell’esposto si fa riferimento a presunti pestaggi avvenuti al Sant’Anna: “Il detenuto, già brutalmente picchiato alla casa circondariale di Modena, durante la traduzione arrivò ad Ascoli in evidente stato di alterazione da farmaci tanto da non riuscire a camminare… Tutti ci chiedevamo come mai non fosse stato disposto l’immediato ricovero”.

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