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Un occhio all’escalation di violenza poliziesca durante l’emergenza Covid-19

Sabato 11 Aprile, nel quartiere San Lorenzo a Roma, la polizia è intervenuta con idranti e celere per reprimere un corteo spontaneo che, nel rispetto delle misure di sicurezza, stava seguendo il feretro di Salvatore Ricciardi, ex prigioniero politico e storica voce di Radio Onda Rossa, per recargli un ultimo saluto.

Martedì 14 Aprile, nel quartiere San Siro a Milano, l’esecuzione di uno sgombero da parte della polizia nonostante la sospensione di questo tipo di procedure fino al 30 Giugno, proclamata per decreto su tutto il territorio nazionale ha causato la reazione di molti abitanti del palazzo, che sono usciti dalle loro case per protestare contro l’operazione: l’arrivo di rinforzi ha neutralizzato il dissenso, portando al fermo di quattro persone e due denunce.

Giovedì 16 Aprile, a Lastra a Signa nei pressi di Firenze, un uomo è stato fermato con modi violenti da parte di due agenti della Guardia di Finanza, picchiato e insultato nel corso di un controllo dei documenti: in seguito, egli è stato condotto in caserma, dove è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Successivamente, in seguito a visite mediche, gli sono stati diagnosticati un trauma cranico lieve, escoriazioni, graffi al collo, contusioni e tumefazione al polso sinistro, per un totale di 7 giorni di prognosi.

Giovedì 16 Aprile, a Roma, di fronte al carcere di Rebibbia, si è svolto un presidio lanciato dai familiari dei detenuti, preoccupati per le condizioni alle quali essi si trovano sottoposti in questo periodo d’emergenza da Covid-19, privati della possibilità di avere colloqui, rimasti inascoltati dalle istituzioni. La risposta della polizia è stata quella di arrestare otto persone.

Sabato 18 Aprile, a Sassari, la polizia locale ha fermato una coppia, un uomo e una donna, nei pressi della loro abitazione; in seguito, senza un motivo chiaro, gli agenti hanno aggredito i due, sotto gli occhi inorriditi e le telecamere del vicinato.

Sabato 18 Aprile, a Catania, è stato registrato il fermo di un uomo in evidente stato d’agitazione, avvenuto con pistole puntate, manganelli, taser e un ingente numero di agenti: stando a quanto riportato dalla cronaca, la polizia sarebbe stata chiamata dal conducente del bus sul quale si trovava l’uomo che, sprovvisto del biglietto, avrebbe cominciato ad agitarsi.

Domenica 19 Aprile, nel quartiere Barriera a Torino, a seguito di un fermo di polizia avvenuto con modalità violente, alcuni abitanti dei dintorni sono intervenuti per opporsi, denunciando a gran voce i metodi impiegati dagli agenti. Ciò ha causato l’arrivo di numerose altre volanti e camionette dell’esercito, intervenute per bloccare il viale, reprimere a forza il dissenso e arrestare quattro persone, in seguito scortate al carcere delle Vallette.

Giovedì 23 Aprile, sempre nella città di Torino, si è svolto un corteo nel quartiere Aurora per esprimere la rabbia e il dissenso verso le dimostrazioni di forza poliziesca avvenute pochi giorni prima, nonché verso le misure cautelari (tre obblighi di firma e un divieto di dimora nella suddetta città) imposte ai quattro compagni arrestati in quell’occasione e poi scarcerati. La manifestazione, il cui svolgimento è stato efficacemente riassunto dalle dirette ascoltabili qui, ha attraversato, rispettando le misure di sicurezza vigenti, le vie di quartieri devastati dagli effetti della crisi economica in corso, per comunicare a quante più persone possibile la realtà dei fatti avvenuti domenica. Gli abitanti hanno accolto il suo passaggio con applausi e grida di sostegno, finchè la polizia in assetto antisommossa non ha deciso di lanciare una carica, dividendo i manifestanti in due gruppi e circondandone completamente uno, arrestando una persona e tentando di rubare l’impianto usato per la comunicazione. Mentre l’altro spezzone cercava di ricongiungersi a quello bloccato, subendo un’ulteriore violenta carica alla quale è seguito un altro arresto, altre persone hanno cominciato a scendere in strada manifestando il proprio sdegno dinanzi alla violenza impiegata dalle forze dell’ordine nel gestire la situazione; intanto dai balconi continuavano ad arrivare grida di protesta e battiture di pentole a favore dei manifestanti. Alla fine, la polizia ha consentito al corteo di riunirsi e di tornare al punto di partenza, mentre i compagni fermati venivano rilasciati.

Sabato 25 Aprile, a Milano, in molti quartieri vari antifascisti si sono recati a posare fiori sulle lapidi dei partigiani per la Festa della Liberazione dal nazifascismo, a piccoli gruppi e rispettando le norme di sicurezza vigenti. Tuttavia, la polizia è intervenuta in via Padova e in zona ticinese, reprimendo con cariche, aggressioni e fermi chi voleva solo omaggiare coloro che hanno sacrificato la propria vita per un mondo libero da fascismi e dittature, portando all’identificazione di tutti i presenti e a varie denunce.

L’escalation di violenze, abusi, prepotenze perpetrate dagli agenti dello Stato su tutto il territorio nazionale in questo periodo di emergenza da Covid-19 non può certamente risolversi in questo breve quanto lacunoso riassunto, che intende tuttavia offrirne una visione larga e trasversale, da leggersi parallelamente all’inasprimento delle misure restrittive messe in atto. Viene da chiedersi, lasciando da parte l’indignazione verso un potere che usa indiscriminatamente la coercizione sui cittadini per realizzare la sua rappresentazione di ordine, quanto queste prove di forza siano effettivamente dettate dal buon senso ed efficaci nel tutelare la salute, anche alla luce delle libertà che invece sembrano permesse (o quantomeno tollerate) agli stessi agenti di polizia, come nel caso dei festeggiamenti nel cortile del carcere di Firenze, coi parenti, in occasione di Pasquetta, nella più totale infrazione delle misure di distanziamento sociale.

Inoltre, la risposta repressiva data alle iniziative politiche pubbliche, pur avvenute nel segno della tutela individuale, prospetta un grande arretramento del margine d’iniziativa sulle piazze, poiché l’emergenza durerà fin quando deciderà il governo e varie voci, da più parti d’Italia, stanno dando il loro consenso per il prolungamento delle misure di controllo anche nel periodo post-emergenziale. Ciò porta necessariamente a ripensare le modalità in cui esprimere il dissenso, anche se lo scenario futuro è decisamente fosco.

Fonti: Radio Onda d’Urto 11/4/20, Osservatorio Repressione 14/4/20, Firenze Today 16/4/20, Roma Today 16/4/2020, ilformat 18/4/20, Newsicilia.it 18/4/20, Dinamopress 19/4/20, ANSA.it 23/4/20, Radio Black Out 23/4/20, Radio Onda d’Urto 25/4/20, Fanpage.it 15/4/20

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