Roma

Roma. Lavoratori protestano, la polizia sfonda il picchetto

da: contropiano.org

La giunta capitolina di Virginia Raggi ha votato una memoria in cui ha annunciato di non voler ricapitalizzare la società municipalizzata Roma Metropolitane, e l’amministratore unico Marco Santucci dovrà portare i libri in tribunale dando via alla procedura di fallimento. L’azienda, che dal 2005 si occupava di svolgere il ruolo di stazione appaltante per la realizzazione delle opere di mobilità a Roma – tra le altre la linea C della metropolitana – continuerà a essere operativa finché non saranno esauriti i progetti in essere.

I lavoratori hanno deciso di picchettare la sede dell’azienda, bloccando il traffico, mentre i sindacati hanno convocato per il 15 ottobre una manifestazione “contro il dissesto delle municipalizzate romane”. Di fronte ai lavoratori c’era un plotone di poliziotti in assetto antisommossa.

Ad un certo punto un collaboratore dell’assessore capitolino alle Partecipate, Gianni Lemmetti, ha tentato di entrare nel palazzo che ospita la società.

Dopo un primo tentativo andato a vuoto, Lemmetti ha preteso di entrare scortato da alcuni agenti di polizia che hanno forzato il blocco. Nel tafferuglio a farne le spese sono stati i manifestanti a ridosso del portone, ed è rimasto contuso il parlamentare e consigliere comunale Stefano Fassina, schiacciato dalla calca e portato via in ambulanza ed alcuni sindacalisti di Cgil e Uil.

Di fronte ai video e alle polemiche il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha dato indicazione al capo della Polizia Franco Gabrielli di accertare quanto accaduto “al fine di verificare se l’intervento delle forze di polizia presenti sia stato svolto in maniera corretta e senza violazioni di legge”.

Due i dati che saltano agli occhi. Da un lato l’immagine dei poliziotti che sfondano un picchetto di lavoratori dà sempre la cifra di un clima politico preoccupante, dall’altro il servilismo della disinformazione giornalistica che parla di “scontri” – mentre è evidente che si è trattato di cosa assai diversa – e poi facendo sparire i motivi della protesta dei lavoratori a rischio di licenziamento. Un modo di fare informazione indecente e, appunto, servile.

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